Doom Patrol
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Perchè Doom Patrol è la più interessante serie DC degli ultimi anni

Se fai una serie su Watchman sai già come deve essere per avere successo. Ma Doom Patrol ci ha spiazzato.

Doom Patrol nasce come spin-off della serie DC / Netflix Titans e va idealmente ad affiancare le altre serie DC prodotte e sceneggiate da Greg Berlanti. Ma mettiamo subito le cose in chiaro: non è la solita serie DC.

E per capire dove stiamo andando è necessario sapere da dove veniamo.

L’Arrowverse e le altre serie Berlanti

Noto sceneggiatore e produttore televisivo di successo, dopo un breve quanto infelice ammiccamento con la DC Comics già nel 2011, che ha portato all’insuccesso cinematografico di Lanterna Verde, negli ultimi anni Berlanti ha fatto fortuna proprio con gli adattamenti DC. Ma sul piccolo schermo.

In queste serie – Arrow, The Flash, Supergirl e compagnia bella – salvo qualche rara eccezione abbiamo sempre un nucleo di personaggi composto da quelli d’azione e dai geni dietro le quinte pronti ad analizzare la situazione e a suggerire la prossima mossa.

Si va a combattere il nemico di turno e si viene sconfitti. Poi si torna nel quartier generale a rimproverarsi duramente. Si idea un piano migliore e alla fine, più o meno casualmente, si sconfigge la minaccia dell’episodio. Non senza imparare una morale trita e ritrita, del tipo che uniti si vince.

A questo aggiungete romance / bromance, qualche effetto speciale così così e personaggi secondari che compaiono a gettone, shakerate per bene e avrete il classico telefilm DC da primo pomeriggio di Italia 1 che soffre l’invidia dei cinecomic Marvel e che tutto sommato non si discosta troppo da uno Smallville dei giorni nostri.

Arrowverse
Il cast degli show Arrow, The Flash, Supergirl, e DC’s Legends of Tomorrow in una foto del crossover dal crossover del 2018 | The CW

Per carità, per quello che serve funziona benone. Altrimenti Arrow – il capostipite – non avrebbe generato così tante serie televisive clone.

Tutte si svolgono nella sua stessa continuity, detta appunto Arrowverse. E sebbene i network su cui vengono trasmesse siano diversi – The CW e CBS – Berlanti ha trovato nell’espediente del viaggio tra universi paralleli un modo per fare incontrare i personaggi. Cosa che avviene puntualmente in quello che ormai è un appuntamento che ogni anno attira molta curiosità e tanti spettatori: il megacrossover. Un’unica storia che coinvolge tutte le serie dell’Arrowverse cercando di attirare l’attenzione anche su quelle minori, nella speranza che il pubblico possa interessarsi anche quelle.

Perché ognuna di queste mira a un target leggermente diverso. Quel tanto che basta per avere un tratto distintivo e la sua fascia precisa di pubblico. The Flash più giovanile, Supergirl è la serie al femminile, Black Lightning quella black e via così…

Piacevoli variazioni sul tema – il troppo storpia – sono iniziate con Legend’s of Tomorrow, in cui ogni episodio svolgendosi in uno scenario (e in un anno) diverso riusciva a rompere lo schema canonico.

Sono poi continuate con Black Lightning, puntualissima risposta ai Black Panther e Luke Cage della Marvel. Dove però il tentativo di intavolare un racconto più omogeneo, basato su un unico arco narrativo di una decina di episodi, è andato via via ridimensionandosi. Riportando il tutto a qualcosa di ampiamente visto e stravisto. E arriviamo a…

Titans: un nuovo universo

Già, perchè Titans non è collegato nè all’Arrowverse nè all’universo cinematografico ma ormai abbiamo perso il conto degli universi narrativi DC.

Curiosamente la serie che ha segnato il lancio della piattaforma di streaming digitale DC negli USA fin dal trailer sembrava destinata ad essere un floppone. Avete presente quei fake trailer pieni di cosplayer che fanno facce contrite in stile Gli occhi del cuore? E invece, ironia della sorte, ha stupito tutti.

Titans
Una foto del cast di Titans. Probabilmente serviva a sottolineare che la sedia da giardino a sinistra ha più presenza scenica di loro quattro messi insieme.

Titans non ha la pretesa di sfuggire alla collaudata formula Berlanti, che comunque figura tra i produttori esecutivi, ma fa tesoro di quel tono un po’ pesantone / intimistico tipico dei film del DC cinematic universe. Inaspettatamente riesce a reggere con un buon ritmo una storia lunga 11 episodi, con 5 origin stories che confluiscono verso uno scopo comune.

Come dire, vedere questi vigilanti in costume domandarsi dov’è il limite tra l’eroe e il sociopatico fa sempre un certo effetto. Non è Watchmen ma il riferimento è chiaro – che poi era l’intento di Zack Snyder fin dagli inizi del DC Cinematic Universe – la violenza pure e costa a Titans un R Rated negli USA, ossia un vietato ai minori di 17 anni non accompagnati da un adulto.

Accanto alle storie del quintetto base, la prima stagione in 2 episodi trova anche modo di regalare una vetrina anche ad altri personaggi. Il tutto senza che il ritmo ne risenta. E se Hawk e Dove, sono più utili ai fini della trama, l’episodio sulla Doom Patrol è più utile ai fini di quello che verrà. Lo spin-off.

Perchè la Doom Patrol

Uno dei principali leitmotive quando in queste storie è coinvolto un gruppo di personaggi che compongono una squadra è quello della famiglia. E, ovviamente, tutto quello che ne consegue: nessuno viene lasciato indietro, prendiamoci cura gli uni degli altri, eccetera, eccetera…
Più o meno da quando Stan Lee introdusse i Fantastici Quattro nel 1961 l’idea ripresa da un po’ da tutti è quella della Superfamiglia con superproblemi.

Non fa eccezione Titans e non fa eccezione Doom Patrol.
Quest’ultima declinazione arriva in un momento storico in cui, sia sul grande schermo – venti anni di filmografia degli X-Men – che su quelli piccoli – la serie Netflix Umbrella Academy – abbiamo già stravisto famiglie di eroi con un genio a capo.

Per non parlare dello stereotipo che vuole che queste “famiglie” composte da improbabili eroi e disadattati, si trovino loro malgrado a salvare la situazione. Magari con in sottofondo qualche canzone figa del passato… fermatemi quando ho reso l’idea de I Guardiani della Galassia, insomma.

Quello che allora è interessante nel vedere Doom Patrol è l’impianto creato a supporto di una premessa tanto banale quanto trita e ritrita.

La lezione di Grant Morrison

Il fumetto nasce nel ’63, come risposta DC Comics ai già citati X-Men della Marvel.
Come gli X-Men il leader della Doom Patrol è un genio su una sedia a rotelle.
Come gli X-Men avrebbero fatto volentieri a meno dei proprio poteri.
E non è che muoiano proprio dalla voglia di salvare costantemente un mondo che li mette alla porta.

Le origini della Doom Patrol
Una ritratto fedele dell’umanità in una vignetta del fumetto Doom Patrol | DC – Vertigo

Anche per questa sovrapposizione il fumetto Doom Patrol raggiunse la notorietà sperata solo nel 1987. Anno in cui lo scrittore Grant Morrison mise al servizio di questi emarginati dall’aspetto aberrante storie non convenzionali. Risaltando più che i poteri il loro essere freaks, mettendo sulla loro strada avversari assurdi e irrazionali, come la Confraternita di Dada guidata da Mr. Nobody, e sabotando l’ordine delle cose e il concetto stesso di realtà a favore della stravaganza.

Come quella volta che tutta Parigi fu imprigionata in un dipinto.
Quando perfino la Justice League sembrava impotente, la Doom Patrol risolse la situazione leggendo poesie e svanendo nel quadro con i cattivi. Gli stessi con cui di lì a poco avrebbe poi fatto fronte comune contro il quinto cavaliere dell’apocalisse.
Come in un normale venerdì sera post lavoro, insomma. Tutto nella norma.

A differenza degli X-Men, la sua Doom Patrol non insegue quella fantasia che offre una promessa di accettazione a tutti, creando una visione inclusiva del sogno americano. Ma riflette come marginalità e normalità, caos e ordine, siano distinzioni arbitrarie.

Una serie di rottura col passato

Il trailer della prima stagione di Doom Patrol

La serie DC Original pesca chiaramente più dalla versione di Morrison che dalle origini. Ma contestualizza concettualmente la scena al periodo in cui è stato portato alle stampe ricreando un’estetica da film fine anni ’80.

Non ci stupirebbe vedere un Edward Mani di forbice tra i membri della Doom Patrol. La cittadina di Cloverton ci ricorda un po Hill Valley. La minaccia nazista viene trattata alla maniera di Indiana Jones. I sacerdoti di Nurnheim sembrano usciti da Labirinth o da Le avventure del barone di Munchausen. E via così…

Recentemente sul revisionismo del genere supereroistico già tanto è stato detto da serie come The Boys e Watchmen. A sorpresa Doom Patrol usa toni esasperati per mettersi in scia, facendo del sarcasmo e dell’ironia una precisa scelta stilistica.

In perfetto stile Morrison, grazie a un nemico interdimensionale, rompe la quarta parete a più riprese. Interagisce con lo spettatore rivolgendosi direttamente a lui. Cerca continuamente espedienti per creare momenti di meta televisione che strizzano l’occhio tanto al fan quanto allo spettatore medio. La linearità temporale del racconto viene spesso decostruita attraverso flashback di eventi che non sappiamo se sono realmente accaduti e flussi di coscienza.

Gioca con le aspettative del pubblico. Rompe il consolidato schema cui la DC ci ha abituato in questi anni proponendoci finalmente uno show di genere che non vuole ricalcare gli show Berlanti ma mira ad essere una stravagante boccata d’aria fresca.

Il cast

Rispetto al quarto episodio di Titans, il cast è stato un po’ stravolto per dare più lustro alla serie. Non ritroviamo più Dwain Murphy nei panni di Negative Man sostituito da Matt Bomer nei flashback e da Matthew Zuk in bende. Stesso discorso per Jake Michaels che lascia voce e flashback del ruolo di Robotman a Brendan Fraser e fattezze robotiche a Riley Shanahan. Resta al suo posto April Bowlby nel ruolo di Elasti-Woman. Mentre Diane Guerrero (Orange is The New Black) e Joivan Wade sono stati scelti per interpretare rispettivamente Crazy JaneCyborg. Alan Tudyk è il malvagio Mr. Nobody.

Ciliegina sulla torta è Timothy Dalton che sostituisce Bruno Bichirnel ruolo de Il Capo.

Dove vedere Doom Patrol in streaming

Dove: su Amazon Prime Video
Come: in abbonamento
Quando: la prima stagione è già disponibile, la seconda è stata annunciata per l’autunno del 2020

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